Candidato e Cacciucco

Agosto 2019, cacciucco con Paolo Dari

Finalmente è arrivata l’estate.

Nel ricordare che un buon manager si vede nel momento della pausa (articolo che tristemente sta spopolando su Linkedin per il quinto anno consecutivo per una serie di condivisioni – giuro – non volute. Anzi, avrei preferito che dopo 5 anni fosse diventato anacronistico…), sto cercando di essere il più coerente con quanto lì ho scritto.

E dunque ne approfitto per dedicarmi a qualche amico di passaggio, alla famiglia, ai libri che d’inverno si accumulano inesorabilmente sui comodini, a un’alimentazione più decorosa e ai cani troppo spesso impigriti dagli inverni casalinghi a cui cerco di riparare con vacanze dog-friendly condividendo con loro spiaggia e ombrellone.

Tiro un pò le somme e faccio qualche considerazione sulla stagione appena conclusa. Un anno in cui, tralasciando tutte le attività di FiordiRisorse straordinariamente e involontariamente allungatesi fino al 25 luglio con il flash mob al Mercato Centrale di Firenze (1700 visualizzazioni su youtube), tralasciando le quindici tappe del MUSTer e la long edition di Nobìlita, è stato un anno interessante anche per il mio lavoro vero che mi permette di vivere nel lusso sfrenato del pagamento delle gabelle nazionali.

Pensandoci bene, la mail del commercialista (Sant’Uomo) è stata l’unica fonte di vero stress di queste settimane di riposo.

Fra i tanti candidati conosciuti, incontrati, accompagnati in azienda, sono amichevolmente affezionato a Paolo Dari, per una strana affinità elettiva fin dal primo contatto, che capita sotto traccia e niente ha a che fare con il lavoro.

Lo incrocio in occasione di una selezione avviata nel mese di giugno dello scorso anno per Samarcanda, la più grande azienda di intrattenimento e villaggistica che abbiamo oggi in Italia dopo il fallimento di Valtur. Ho ripescato la mail con cui si proponeva per la posizione di Direttore Generale:

Buongiorno dott. Danzi,

ho letto su Linkedin della posizione per la quale sta curando la ricerca. Sono un Manager con oltre vent’anni di esperienza in ruoli di Direzione Generale, come CEO o Amministratore Delegato, presso primarie aziende italiane e multinazionali, operanti nei settori della Distribuzione e Retail (Food, Fashion e Luxury, con marchi quali Levi’s, GAS ed altri ancora). Ho seguito progetti di riorganizzazione e change management, sviluppo reti commerciali e distributive, internazionalizzazione di business e strutturazione di modelli Corporate, coordinando team di manager sia a livello locale che internazionale […]

Mi ritengo un professionista affidabile […] Parlo correntemente, oltre l’Italiano che è la mia madrelingua, anche l’Inglese, il Francese e lo Spagnolo e da sempre sono abituato ad agire in contesti internazionali, […]

Il mio obiettivo oggi è […].

Ma dopo questa iniziale introduzione, certamente professionale e un pò istituzionale, ci ha tenuto a precisare – insieme all’interesse per la posizione – anche la sua età (63 anni) sebbene in altre situazioni gli avesse creato un filtro all’entrata, nonostante un passato di rugbista, velista, una carriera in Marina Militare, non mi sento proprio da buttare via, scritto con un’ironia di fondo ed una eleganza informale che mi ha incuriosito fino a spingermi ad una prima chiacchierata telefonica.

Paolo è di Livorno. Questo complica notevolmente le cose. Non nel senso che essendo il lavoro a Varese potevano esserci difficoltà logistiche, figuriamoci. Al momento del primo contatto Paolo stava collaborando con un’azienda di moda in provincia di Napoli e dal curriculum era evidente che trasferta fosse un chip innestato sotto pelle a sottolineare una soft skill di base.

Intendo dire che Paolo è Livornese nell’anima: quella sorta di personaggi dall’ars oratoria di una diga in piena, puntigliosi nella descrizione e ruvidi nella qualità di ogni racconto che ogni tanto vanno riportati “alla base”.

Avete presente quando le parentesi si aprono continuamente e chiamano altre parentesi? A questo aggiungiamo una personalità molto forte (mutuata probabilmente dalla carriera in Marina Militare o forse anche solo da un’educazione familiare) al limite della spavalderia che personaggi così o li traduci con il filtro dell’ironia, o sono fottuti.

Paolo ha avuto culo.

Perchè da recruiter ho potuto raccogliere una sfida che probabilmente in altri settori e in altri campi non mi sarebbe stato possibile: un imprenditore che ha la consapevolezza di essere arrivato ad un punto oltre il quale non ha più le competenze e le caratteristiche manageriali per far crescere la sua azienda dopo 30 anni di forte identità personale e decide di mettersi in discussione, perchè vuole crescere ancora.

A questo aggiungiamo un ambiente in cui l’esperienza di settore non rappresenta un valore distintivo, ma in cui è importante avere una “visione d’insieme” che fa parte di un bagaglio culturale prima di tutto e poi professionale per il quale entri in un ambiente e sei capace di “scannerizzare” tutta la realtà circostante e immediatamente ricevere dati dalle tue percezioni.

Paolo era la Persona giusta, con la cultura giusta, nell’azienda giusta.

E infine – vuoi mettere – poter dare uno smacco a tutti coloro che hanno abdicato a considerare l’esperienza un valore aziendale a favore del costo basso e interrompere uno storytelling senza senso e potentemente discriminatorio del giovane talento?

Per farla breve, è andata a finire bene e Paolo da circa un anno lavora per Samarcanda, non limitandosi a seguire obiettivi e KPI. E’ stato importante lavorare al riconoscimento di un Contratto Collettivo di settore che da sempre gli animatori stavano aspettando al fine di eliminare una precarietà diffusa di mestiere e che Paolo ha studiato e realizzato con i sindacati dando solidità e posizionamento culturale (da cultura del lavoro) anche all’azienda in cui lavora. Per non parlare dell’adozione di strumenti di marketing automation evoluta in un settore che da sempre vive di lavoretti e di passaparola.

Alla faccia del sessantenne.

Ho conosciuto meglio Paolo in questi mesi; mi ha telefonato spesso per aggiornarmi su come stava procedendo il suo lavoro (e anche un pò per farsi fare qualche complimento). Mi ha invitato a un paio di eventi organizzati da sua moglie che ho dovuto mio malgrado declinare iniziando tuttavia a definire meglio la sua provenienza, il suo background familiare e culturale essendo già sospettosamente evidente da quelle lunghe conversazioni da auto ad auto (“ti richiamo appena salgo in auto“), una cultura di base, una conoscenza di storia, filosofia e una sensibilità fuori dal comune.

E oggi, sempre di più, sono convinto che la differenza fra un manager ed un altro e la qualità con cui si può governare un’azienda risieda principalmente nella sua cultura, che determinerà a sua volta la qualità delle relazioni con i suoi collaboratori, la modalità con cui presenterà i progetti e il valore dei risultati che non si baseranno solo su concetti di efficenza o risultati, ma anche e soprattutto sulla consapevolezza a lungo termine di una visione.

Hinc et Nunc” è la massima che sta distruggendo le aziende nelle sue fondamenta.

In questo periodo pianto l’ombrellone a San Vincenzo (40 minuti da Livorno). Ho chiamato Paolo e gli ho proposto di cenare insieme. Mi ha risposto: “alla nostra età il cacciucco è meglio a pranzo“.

Certi candidati diventano inevitabilmente una parte importante della tua vita, proprio come il pomodoro per il cacciucco.

2 commenti su “Candidato e Cacciucco

  1. Complimenti Osvaldo per non esserti fermato ad un numero (l’età), ma per avere avuto la curiosità e la sensibilità di approfondire un profilo che meritava assolutamente.

    Per certi ruoli di spessore, non credo che l’età sia tutto, anzi. Cultura ed esperienza completano le skills tecniche, ma le prime due inevitabilmente, come hai detto tu, si ramificano in altre soft skills importantissime (saper gestire il team, la visione di insieme, l ‘ “aspetto relazionale”).

    Speriamo il tuo esempio sia seguito da recruiter sempre più illuminati!

    1. Grazie Christian.
      Qui non si tratta più di dare l’esempio; ci stiamo spellando le mani nel tentativo di rendere moderne le Risorse Umane attraverso ipotetici processi di Intelligenza Artificiale (ancora non pervenuti, ma molto comunicati) e ci dimentichiamo di rispondere ai candidati che magari hanno impiegato mezz’ora per preparare una lettera di presentazione allineata ai profili che ricerchiamo. Sono sempre più convinto che se le Organizzazioni devono fortemente guardare al futuro nell’approccio con i collaboratori, dall’altra parte bisogna guardarsi indietro per recuperare tutto quello che ci siamo dimenticati lungo il percorso. Invece stiamo facendo il processo inverso: parliamo di futuro senza aver costruito i ponti per il passaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *