Non sottovalutate la mail nel vostro profilo LinkedIn

Quanto è importante l’indirizzo email che inserite fra i vostri contatti in LinkedIn? Tantissimo. 

Fermo restando che è sufficiente il pulsante “Invia un Messaggio / Message” per ricevere messaggi dai vostri contatti di primo livello, la mail in LinkedIn ha svariati usi che, proprio per la piattaforma su cui viene utilizzata, non possono essere ignorati.

O comunque non si può pensare a LinkedIn come ad un qualsiasi altro social network. Se usiamo questo social per motivi professionali (cercare, promuoversi, essere cercati, condividere contenuti professionali), non possiamo guardare alla privacy con gli stessi occhi con cui gestiamo altri social.

In pratica, inserire il classico indirizzo “raccatta spam” con cui normalmente ci si registra ai servizi web più disparati, non è un ragionamento valido quando parliamo di LinkedIn, dove la privacy la si può gestire in maniera molto più efficace selezionando meglio i contatti con cui ci leghiamo o, nel caso che anche stimati professionisti da JobTitle si rivelino poi degli stalker o irrefrenabili spammatori di post poco interessanti o newsletter da accappatoio, li si elimina dal nostro network e in alcuni casi li si blocca, evitandoci qualsiasi tipo di contatto successivo.

Non tutte le Newsletter vengono per nuocere

Sebbene LinkedIn permetta di inviare una sorta di Newsletter a tutti i partecipanti di un Gruppo, fin da quando ho fondato FiordiRisorse ho preferito informare tutti i partecipanti riguardo la ricezione di una newsletter “esterna” a loro dedicata allo scopo di promuovere le attività di networking. Questo mi è utile anche per il mio lavoro di recruiter, poiché i partecipanti a FiordiRisorse sono tutti contatti di primo livello che possono usufruire anche di informazioni dedicate riguardo alle selezioni che sto seguendo.

In questo modo qualifico il mio Gruppo tenendolo sempre vivo, informato sulle tantissime iniziative che organizziamo e contemporaneamente qualifico il mio network. Mi tengo in contatto con chi ha pensato di collegarsi a me per motivi professionali (come dovrebbe di fatto essere in LinkedIn), alimento il mio posizionamento rispetto ai miei competitor, anche nei confronti dei candidati.

Appartenenza ai Gruppi. Uno strumento straordinario

Chi pensa che fotocopiare il proprio curriculum e metterlo in vetrina su LinkedIn sia sufficiente a dare una spinta al proprio personal branding non ha ben chiara quale sia oggi la panoramica che si propone ad un’azienda o a un recruiter privato quando cerca candidati (ma questo è un argomento troppo vasto che merita un discorso a parte). Aderire ai gruppi è uno degli aspetti strategici per cui usare LinkedIn al fine di mettere in risalto il proprio profilo e le proprie competenze.

Tuttavia, non tutti i gruppi sono ben gestiti, alcuni sono abbandonati a se stessi, altri sono stati un’esca per permettere ai loro fondatori di avere una base clienti su cui fare operazioni commerciali. Personalmente coordino FiordiRisorse, un gruppo che curo con attenzione estrema dove organizzo incontri gratuiti di networking che permettono alle persone di conoscersi off line e da cui mi è venuto lo spunto per scrivere questo articolo.

Come scegliere un Gruppo è un altro argomento che merita un discorso a parte. Ma diamo per scontato che ognuno di voi sia iscritto ad almeno un gruppo per i più disparati motivi:

  • aggiornarsi su temi legati alla propria professione (es.: Gruppo esperti di Logistica, Informatici, Controllo di Gestione, Risorse Umane, Amanti dei Big Data o dei Labrador!)
  • confrontarsi con professionisti che vivono nella propria regione (es.: ToscanaIn, MarcheIn, etc…)
  • cercare un nuovo lavoro (es.: Cambio Lavoro, Cerco Lavoro, Lavoro e Professioni..)
  • venire a conoscenza di eventi ed incontri di networking in cui si possano conoscere altri professionisti, ascoltare un relatore di spicco, trovare nuovi clienti, collaboratori, partner (es.: FiordiRisorse).

Chi come me gestisce attivamente un Gruppo LinkedIn, molto probabilmente informa i suoi iscritti non solo attraverso lo strumento interno, ma anche attraverso newsletter proprietarie, graficamente più performanti e che ci permettono di fare un’analisi dei temi più cliccati, circa gli utenti più attivi della nostra community, le email non più attive.

Ma come pensate di farvi trovare se la mail in LinkedIn non la leggete mai o addirittura è “intasata” o non più attiva?

E qui casca l’asino, perché inserire una mail che utilizzate solo per le iscrizioni ma che poi non verificate mai, o addirittura una mail non più attiva, su Linkedin vi penalizzerà.

Le scuse legate allo spam o alla privacy non stanno dunque più in piedi, perché LinkedIn non è un “servizio web”; in quanto social network ci si può sganciare dalle Persone non desiderate, dai Gruppi non più interessanti, ma soprattutto ogni gestore di posta prevede la possibilità di bloccare lo spam se troppo invasivo.

Utilizzare invece una mail non curata, penalizza solo voi. Diceva mio padre: “si è tagliato il pisello per fare un dispetto alla moglie”.

Scrivo questo articolo dopo aver passato il weekend a ripulire “una per una” oltre 400 email che il sistema di posta ha restituito al mittente.

Solo una parte (minima) di queste email riguardavano vecchi account (indirizzi email di vecchi posti di lavoro o la sostituzione di account obsoleti) prontamente aggiornati su LinkedIn dai loro utenti, permettendomi così un aggiornamento veloce della lista.

Ma la stragrande maggioranza dei 400 sono profili di utenti con indirizzi email degli anni 90, o indirizzi del posto di lavoro in cui non operano più e che quindi vengono respinti dal server, o indirizzi mail “fantasma” di caselle strapiene e non più ricettive. Queste Persone non riceveranno mai alcun tipo di invito / messaggio / opportunità.

Infine, non sottovalutate la composizione del proprio indirizzo email:

  • indirizzi email di provider “old style”: ma davvero qualcuno usa ancora “TeleTu”, “SuperEva”, “Infinito” (e secondo me anche “Libero” non è proprio un granché come gestore di posta). Dal punto di vista professionale potreste essere giudicati anche per la cura con cui scegliete il fornitore a cui affidare le vostre comunicazioni di lavoro.
  • l’abbandono dei domini personali. Niente di male se qualcuno per un certo periodo di tempo ha pensato di attivare un dominio con proprio nome.cognome pensando che la strada della libera professione fosse in quel momento la soluzione definitiva. Però non lasciate tracce in giro se proprio il vostro dominio personale non è più attivo. Sostituite velocemente l’indirizzo con quello nuovo.
  • indirizzi email “spiritosi”. Evitate l’informalità su LinkedIn. Non sapete chi vi possa leggere o contattare. Come la foto del profilo, anche l’indirizzo email in qualche maniera rappresenta il vostro corredo estetico.

Sicuramente molti di voi avranno un’opinione diversa in merito e altrettanto rispettabile. Il mio è il punto di vista di chi cura quotidianamente la propria rete, non usa LinkedIn smaccatamente a scopo commerciale e soprattutto credo che vada meglio indirizzato chi dice che “LinkedIn non serve a nulla”, poiché anche da queste piccole cose si possono migliorare notevolmente le performance.

Articolo pubblicato su Linkedin

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