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In Cinese, “crisi” non vuol dire affatto “pericolo / opportunità”

Siate onesti: quanti di voi negli ultimi sette anni si sono visti propinare la storiella che in cinese la parola crisi è formata dai due ideogrammi “pericolo” e “opportunità”? Ma soprattutto, quanti se la sono rivenduta?

Sono bastati 5 secondi di ricerca su Google per mandare in fumo formazioni aziendali, articoli sui giornali di business, manager multinazionali e illuminati imprenditori, fanatici della leadership, coach e counselor che impennano le vendite dei manuali da autogrill, consulenti a cui le aziende affidano i loro virgulti per farli crescere e diventare dipendenti migliori. Ma soprattutto i motivatori: Trash-seller di certezze e di risorse nascoste dentro di te, che con qualche migliaio di euro e un paio di slogan riusciranno a farti emergere, pronto ad affrontare il mondo del lavoro con la stima a mille e il portafogli a zero. Finchè dura.

Il dubbio mi è venuto durante una ricerca, condotta per altri motivi, imbattendomi nel blog di una giovane traduttrice dove asserisce che “il carattere “crisi” in cinese non include l’opportunità ed è pertanto un concetto negativo esattamente come in italiano, inglese, spagnolo, tedesco (le lingue che conosco) e probabilmente in quasi tutte le altre”.

A supporto della tesi, c’è una spiegazione calligrafica piuttosto complessa da sembrare credibile. Certo, potrebbe essere UNA teoria. Ma la ragazza è giovane, magari ha voglia di farsi un po’ di pubblicità e poi mica vorremmo mettere in dubbio le slide ormai scolpite nella roccia delle Business School più affermate?

Nello stesso articolo viene citato un professore esperto di lingue orientali dell’Università della Pennsylvania che in un suo articolo conferma e rafforza quanto detto dalla giovane traduttrice: “There is a widespread public misperception, particularly among the New Age sector, that the Chinese word for “crisis” is composed of elements that signify “danger” and “opportunity.

Considerando l’esistenza di alcune Università tristemente venute alle cronache nel corso degli stessi anni per aver non-laureato personaggi altrettanto famosi, ho fatto le mie ricerche e a costo di rimetterci la reputazione, confermo l’esistenza sia dell’Università della Pennsylvania, sia del suddetto Professore, fra l’altro molto quotato anche su Wikiquote.

Il Professore racconta di aver incontrato 10 anni orsono un manager americano che sulla base di questa incomprensione linguistica, era intento a teorizzare la crescita di profitto nei momenti di grande crisi e di aver sentito dunque la necessità di smontare la tesi che stava prendendo piede con la credibilità di una catena di S.Antonio, al punto da trovare su Internet migliaia di congressi, convegni, libri e “pensieri out of the box” basati sull’ assunto, totalmente erroneo.

Oggi, consultando Google ideogramma crisi opportunità la prima voce è quella di Wikipedia che anticipa immediatamente il suo contenuto:

Le voci successive rimandano ad articoli accademici e ricchi di spunti a firma di un’associazione di counselor e di una di coach che evidentemente non si sono ancora appellati al diritto all’oblio ormai legalmente contemplato.

Personalmente, io li ho già dimenticati.


Pubblicato su wiredo

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