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Inclusione non è standardizzazione

Apprendiamo che nei giorni scorsi (forse mesi), l’attività di alcuni membri dell’Unione Europea si è concentrata nel delineare alcune linee guida che hanno lo scopo di indicare una comunicazione più inclusiva in vista del Natale.

In pratica, per non offendere chi non festeggia il Natale (per es.), si suggerisce nelle comunicazioni istituzionali/aziendali di sostituire l’augurio “Buon Natale” con “Buone festività” (che per inciso è una stupidaggine colossale fosse anche solo per il fatto che se uno il 25/12 non festeggia il Natale, di quale altra festività staremmo parlando?)

Mi viene da fare una considerazione:

Tutti noi (oserei dire “nessuno escluso”) quando viaggiamo cerchiamo sempre la migliore esperienza di contaminazione con i luoghi, i cibi, le usanze. Al punto da illuderci, come qualsiasi turista, di aver fatto un’esperienza quanto meno “standard” rispetto ai comuni viaggiatori. Un’esperienza – ci diciamo – “non da turista”.

Dunque non capisco dove sia il valore di queste linee guida che in una non richiesta attenzione (a chi?) scambia la standardizzazione, l’appiattimento culturale, l’ennesima cancel-culture come la chiama Alberto Contri, per inclusione.

Quando sarebbe invece stata molto più lodevole una bella lista di tutte le festività di tutti i popoli che permettessero di farci conoscere meglio le altre culture, tanto da augurare anche “Makar Sankranti” al nostro collega indiano.

Mentre, senza voler peccare di benaltrismo, alle porte della Polonia nei boschi ai confini con la Bielorussia, ci sono bambini con le loro famiglie che cercano aiuto in Europa e ancora nessuna linea guida che li metta al riparo.

Approfondimento: il post completo su Linkedin

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