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Se gli asini da FICO smettono di ragliare

Nessuno mi ha pagato per scrivere questo articolo.
Anzi, sono stato GIÁ pagato, dal momento che seguo le selezioni dei profili manageriali di FICO da quasi tre anni e proprio per questo ho avuto modo di vedere la passione e la fatica con cui questo progetto è stato prima pensato, poi realizzato e soprattutto gestito.

Ma anche lo sconforto nel vedere mal recepiti gli sforzi da parte del pubblico, in alcuni casi anche a causa di una affrettata comunicazione interna di un prodotto unico nel mondo che meritava maggior rispetto da parte dei primi e una cura migliore da parte dei secondi.

In due delle mie trasferte per presentare i candidati all’AD, ho raggiunto Bologna in treno. Non appena salito sul taxi e comunicata la mia destinazione, in entrambi gli episodi mi sono ritrovato spettatore di un monologo denigratorio non richiesto in cui entrambi gli autisti sottolineavano l’insostenibilità economica (“un supermercato costoso”), finanziaria (“con tutti quei soldi buttati, potevano fare ALTRO”), logistica (“chi ci arriva fin LAGGIÚ per mangiare un panino con la mortadella?”), di marketing (“i Bolognesi preferiscono…”).

Alla mia richiesta di un commento – a questo punto – anche su come avessero trovato i corsi organizzati, le visite guidate, le giostre, le fabbriche contadine, gli orti e gli animali, la scena diventa muta.
Se fosse stato un fumetto, sulla testa del taxista di turno sarebbe comparso un interlocutorio “…”

Evidentemente nell’indottrinamento politico culturale con cui le categorie che più a cuore dovrebbero avere un progetto che investe tutte le sue risorse nell’attrarre turismo a Bologna (che significa più pubblico per hotel, ristoranti, negozi, transfer, musei…) a qualcuno è sfuggito di ricordare di parlar male anche di tutte le attività culturali che il “non-parco alimentare” offre ai suoi visitatori.

L’errore virtuoso che vale solo per gli startappari, evidentemente…

Non dimentichiamo che FICO, nel mondo è il primo e – al momento – unico esperimento di parco tematico legato al food o meglio, alle eccellenze di un intero territorio e in quanto tale, è ammissibile che chi apre nuove strade incorra in una serie di errori dovuti alla mancanza di riferimenti.

FICO non ha potuto copiare da nessuno.

E se la retorica dell’errore tanto cara agli startappari all’amatriciana (per rimanere in tema) di casa nostra è sempre stata la giustificazione del fallimento di chi di base ha poche idee e nessuna esperienza di gestione d’impresa, è quantomeno irritante che ad un oggetto come questo che è stato progettato da imprenditori e realizzato con finanziamenti privati allo scopo di dare un boost economico ad una Regione ricchissima di cultura alimentare mal comunicata ma spesso clonata (il famoso “parmesan” che insieme a tantissimi altri prodotti fake venduti in tutto il mondo rappresentano una perdita di fatturato di oltre 100 miliardi. Fonte Agrifood.) non sia stato concesso il beneficio dell’inventario.

Le scuse sono finite

Da qualche mese ho supportato l’inserimento del nuovo Amministratore Delegato, Stefano Cigarini, CEO di Cinecittà World, un’esperienza anche in Ferrari e in Rainbow Magic Island e consulente per altre esperienze di entertainment in Russia. Insomma, uno che di parchi se ne intende, eccome.

“Abbiamo” iniziato a lavorare nel bel mezzo della crisi pandemica. Nel mio piccolo rafforzando il team commerciale e di marketing. Lo staff di Cigarini per ridisegnare l’esperienza del parco e renderlo davvero tale, facendo tesoro degli errori di comunicazione e di progettazione del passato.

Anzichè “tagliare teste” ne abbiamo aggiunte, lavorando sui valori, sul design, sul pensiero, sulle strategie e grazie anche alla credibilità del management, anche sull’aumento di capitale, come un’organizzazione seria deve fare di fronte ad una crisi.

E il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti.
L’inaugurazione di ieri sera ha offerto alle tantissime Persone affluite da FICO uno spazio completamente diverso: asini, mucche, maialini, oche, tacchini sono i primi a dare il benvenuto agli ospiti: non più sul retro del parco, ma davanti, veri protagonisti e prime attrazioni.

E finalmente un benvenuto anche all’entrata: un’accoglienza degna di questo nome e un percorso adesso molto più chiaro. Gli spazi meglio ottimizzati e organizzati per “settore”: salumi, pasta, vini, olii, dolci sono individuabili visivamente e rappresentati da super gonfiabili a loro volta attrazione per fotografie di gruppo e a disposizione per set di influencer, giornalisti o semplicemente per il ricordo degli ospiti.

Un obbiettivo comune

É dunque arrivato il momento per Bologna di provare a fare squadra e mettere da parte le critiche soprattutto se non motivate da una conoscenza concreta, provando a remare tutti nella stessa direzione che è quella di rilanciare la città che oggi ha anche un aeroporto internazionale di altissimo livello e collegamenti eccellenti con le città principali.

Sia chiaro: è giusto che ognuno si faccia guidare dai gusti personali e si faccia delle opinioni. Il parco continuerà a non piacere ad alcuni, ma è una questione di etica e correttezza: si critica quando si conosce e non per passaparola.

Oggi FICO rappresenta per una città come Bologna che esce da una pandemia che l’ha piegata, una risorsa unica che offre lavoro a 800 persone e può attrarre pubblico dall’Italia e dal mondo. Chi visiterà FICO lo farà per qualche ora, dopodichè è evidente che l’attenzione si riverserà verso la città dove consumerà altri pasti, visiterà negozi e musei, avrà bisogno di taxi, autobus e alberghi rappresentando nuova ricchezza per Bologna.

Se gli asini da FICO hanno smesso di ragliare di solitudine, speriamo che smettano anche quelli al di fuori di FICO.

2 commenti su “Se gli asini da FICO smettono di ragliare

  1. Expo 2015 ha tramutato Milano in una città internazionale – oltre che per la moda ed il design – anche per il food, grazie ai padiglioni che rappresentavano chicche della cultura alimentare di tutto il mondo. Diamo tempo, avremo il piacere di fare, fra cinque anni, il bilancio di questo intervento di rilancio che si presenta davvero come molto promettente!

    1. Il paragone mi sembra inappropriato considerando che Expo – a mio personalissimo avviso e in mancanza purtroppo di dati finanziari, visto che il management ha inventato mille scuse, a partire dai tornelli difettosi per colpa del caldo – non credo sia stato il successo che tanto storytelling ha voluto raccontare.

      Eviterei la polemica, ma mi piacerebbe che insieme ai commenti entusiasti per le file chilometriche che si sono viste durante l’esposizione, si guardasse anche alle decine di indagati per corruzione e abusi di atti d’ufficio (praticamente tutto il CdA di Expo e perfino il sindaco Sala, poi “prescritto”), i terreni usurpati agli agricoltori (molti dei quali sperimentavano il biodinamico) per costruire le bretelle autostradali, le promesse fatte al settore alberghiero per cui sono stati costruiti hotel che già prima della pandemia avevano chiuso per evidenti sofferenze legate a bassissima richiesta e a una logistica zoppa, per non parlare delle lamentale dei commercianti che per un anno hanno visto bypassare il flusso del (chiamiamolo) turismo cittadino verso le periferie.

      Non entro nel merito del discorso “culturale”, poichè a EXPO di eccellenze italiane ne abbiamo viste ben poche.

      FICO a mio parere è tutta un’altra cosa.

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