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La spranga di Harry Potter sui lavoratori (stranieri) di Grafica Veneta

Di Grafica Veneta ne avevo già parlato qualche anno fa in uno dei miei primi articoli sugli imprenditori che non trovano collaboratori. L’Imprenditore Fabio Franceschi, intervistato dal Corriere della Sera edizione Veneta, aveva dichiarato di non riuscire a trovare dipendenti “a causa della poca intraprendenza dei giovani”.

Quell’anno, il Gazzettino Veneto aveva iniziato a fare raccolta di imprenditori eccellenti in costante crescita, ma impossibilitati a prendere nuove commesse a causa della mancanza di personale: Antonio Carraro, Tiemme, Peruzzo macchine agricole sono solo alcuni dei nomi delle aziende pronte a offrire stipendi eccezionali e che si moltiplicavano di settimana in settimana.

Il nuovo sistema di publiredazionale mascherato da notizia ha avuto un tale successo che dopo il Sole24Ore che ha trovato il modo di dare voce a tutti i Presidenti delle sotto categorie di Confindustria (Paolo Agnelli, re delle pentole e degli acciai sarà comparso sui giornali almeno 5 volte in 3 anni sullo stesso argomento dando la colpa prima ai giovani, poi al Governo e infine al Reddito di Cittadinanza) e Gazzettino Veneto che ha illuminato l’oscurantismo manageriale della provincia veneta, anche Quotidiano Nazionale con le sue tre testate (Nazione, Carlino e Il Giorno), quest’estate ha dedicato alla questione almeno un articolo al giorno.

Da ultimo arrivato, trovando notizie ormai intiepidite da un appiattimento lagnoso, il quotidiano ha trovato il modo di dare maggior vitalità agli episodi della saga con nuovi personaggi naif al limite dell’epico e dell’inverosimile (e puntualmente coglionati sui social): dall’albergatore che assume i figli degli amici a quello che fa il cameriere di se stesso, fino all’imprenditrice che fa i corsi di formazione in Africa.

Ma alla fine sono stati proprio i social, per una volta grazie alle decine di commenti degli utenti, a rendere queste notizie più realistiche e ricche di particolari molto più interessanti, legati alle condizioni di lavoro non altrettanto eccellenti e nel migliore dei casi riscontrando la totale assenza di offerte di lavoro al punto da chiedersi a quale inserzione avrebbero mai potuto rispondere questi candidati poco intraprendenti.

Che le cose non fossero proprio come ce le raccontavano, l’ho scritto più volte. Gia sulla vicenda di Grafica Veneta fu il Mattino di Padova tramite un giornalista che fa domande (merce rara di questi tempi), a scoprire i primi altarini:
– condizioni contrattuali vaghe o non ben precisate;
– orari e turni molto variabili rispetto a quanto dichiarato da contratto;

Uffici del personale che odiano il personale

L’articolo del Corriere aveva suscitato sui social molte polemiche da parte di candidati che dichiaravano di aver inviato cv senza ricevere risposta. Alla domanda del giornalista in cui veniva richiesto all’imprenditore come giustificasse queste dichiarazioni, la replica già dice tutto sul modello manageriale in voga in azienda:

«Qualcuno non è piaciuto all’ufficio del personale, mi hanno detto che erano rompicoglioni. Altri non erano adatti a lavori un po’ pesanti. Ora abbiamo tante candidature, ma cosa me ne faccio di uno di Catanzaro? Qui non ci sono case e stare a Castelfranco vuol dire fare 50 km al giorno, poi uno è in difficoltà».

L’etica mascherata dalle mascherine

Sul tema etico tuttavia, Grafica Veneta deve avere una sorta di conflitto interiore, visto che fu proprio questa l’azienda che approfittò fra le prime dell’opportunità di rimanere aperta in cambio di una riconversione della produzione. Tanto che fu proprio il Presidente della Regione Zaia a riportare in auge il brand grazie alla donazione di due milioni di mascherine.

Sarà sfortuna, tuttavia un milione e mezzo di quelle mascherine sono rimaste a prendere polvere in un capannone a Oderzo e un’altra parte sono state restituite perchè maleodoranti. Per poi essere definitivamente tacciate di non conformità, costringendo Franceschi a una replica in difesa della certificazione conseguita.

I manager caporali

Evidentemente, i rompicoglioni devono essere aumentati, soprattutto da quando Grafica Veneta ha deciso di affidarsi ai servizi di una cooperativa, la BM service sas che fornisce personale per molte aziende del territorio.
Sono in particolar modo pakistani, popolo mite e gran lavoratore, ma tendenzialmente poco incline alle ingiustizie.

Una mano d’opera utilizzata a chiamata per brevi periodi, con orari che arrivano fino a 12 ore al giorno senza pause, ferie né alcuna tutela tra quelle previste dalla normativa. A questo va aggiunto un vero e proprio sistema estorsivo (come lo ha definito il Fatto Quotidiano) in cui la cooperativa recuperava i costi di gran parte dello stipendio versato e della tredicesima attraverso prelievi agli sportelli bancomat eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori.

A questo va aggiunto che ai dipendenti veniva chiesto l’affitto per posti letto all’interno di loculi in cui vivevano anche in più di 20 persone.

Quando gli operai hanno deciso di ribellarsi a questo sistema di sfruttamento e di abusi, si sono rivolti al sindacato scatenando una reprimenda da parte dei responsabili della categoria a suon di squadre di picchiatori al fine di redimere coloro che avessero voluto seguire l’ esempio dei lavoratori “ribelli”. Il 25 maggio – riporta il Fatto Quotidiano – al ritorno nelle loro abitazioni di Trebaseleghe e Loreggia, gli operai hanno trovato ad attenderli squadre di picchiatori che li hanno aggrediti, e dopo averli legati mani e piedi, percossi per derubarli dei soldi, dei documenti e di ogni altro avere, compresi i cellulari per impedire loro di chiedere aiuto.

Dall’indagine coordinata dal Pubblico Ministero Andrea Girlando è emerso che la dirigenza di Grafica Veneta era perfettamente a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, e consapevoli delle degradanti condizioni di lavoro e della mancata fornitura dei Dispositivi di protezione personale previsti per legge . Il tutto aggravato dall’eliminazione dai server informatici di gran parte dell’archivio gestionale che registra gli ingressi e le uscite dei lavoratori.

C’è da chiedersi di che tipo di malessere deve soffrire un territorio e i suoi abitanti per disprezzare in maniera così bestiale altri esseri umani.
Se è ancora giustificabile che nel 2021, in un’area del nostro Paese così fortemente industrializzata dove sui citofoni brillano i nomi di industriali che esportiamo sulle copertine di tutto il mondo, si possa chiudere un occhio di fronte a un livello così primitivo di relazione, dove il lavoro è assimilabile alla schiavitù.

Non c’è nessuna giustificazione per l’imprenditore che dice di non essere al corrente di quanto fanno i suoi manager, perché ha vigliaccamente scelto la strada più semplice: tradire prima il sacro ruolo dell’ imprenditore e poi i suoi complici.

E in generale non c’è nessuna giustificazione per chi si definisce essere umano e si comporta in maniera così disumana. A maggior ragione nel periodo che stiamo vivendo, dove dovremmo abbattere le differenze spingendo tutti nella stessa direzione, mentre invece si respira un’onda di odio e intolleranza mai vista prima.

2 commenti su “La spranga di Harry Potter sui lavoratori (stranieri) di Grafica Veneta

  1. Caro Osvaldo, andando a fare il navigator a Castelfranco Veneto passo per trebaseleghe o una sua frazione, Sant’Ambrogio. Lo scorso anno il parroco aveva fatto il presepe dentro un gommone. Il 23 dicembre era sgonfio. Fanpage ne fece un articolo, ripreso da altri giornali locali.

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