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Lavorare gratis è ammesso se si tratta di Expo2015

Sono passati davvero pochi mesi dal fenomeno #CoglioneNo che ha coinvolto migliaia di Persone; da coloro che hanno condiviso i 3 video virali lanciati in rete dai geniacci di ZeroVideo, alle radio, trasmissioni televisive (compreso Report) e canali di ogni genere che ne hanno decretato il successo mediatico.

Tutti sembravano d’accordo nel non scendere a compromessi con chi chiede una prestazione professionale e poi non retribuisce correttamente e giustamente il fornitore.
L’ esercito dei creativi e dei freelance in generale (che la crisi ha oltretutto aiutato ad arruolare in numero sempre più consistente) ha condiviso articoli, commenti e tutti d’accordo hanno sdoganato la linea dura: “non si lavora più gratis”. “La visibilità non è moneta”.

Sembrava finalmente tracciato il confine fra una generazione disposta a tutto pur di raccattare anche solo le briciole e chi invece oggi è deciso a vedersi corrisposto ogni attimo del proprio tempo, dei propri studi, del proprio ingegno.

Succede invece che sui tantissimi siti pubblicati per promuovere Expo2015 e quelli dei partner di vario genere, si chieda alle Persone di prestare gratuitamente la propria opera per almeno 15 giorni. Personale non pagato per un evento che promette di macinare miliardi e che si presenta come l’ingresso dorato che catapulterà l’internazionalizzazione economica dell’Italia ai primi posti nel firmamento Corporate mondiale.

Le supercazzole sono peggiori di quelle fatte al giardiniere o all’idraulico dei video di #CoglioneNo:

“Ampliare le tue conoscenze ed esperienze, rendendoti partecipe di un contesto, internazionale, multiculturale e multilingue che sarà un percorso formativo e di crescita”

“Costruire un network di relazioni vere basato su entusiasmo, energia, talento, intraprendenza, voglia di fare ed esperienze vissute, che potrà esserti utile anche nel tuo futuro”

“Sviluppare nuovi ambiti di interesse vivendo una esperienza unica e differente dalla vita di tutti i giorni, scoprendo le tue attitudini e i tuoi talenti non esplorati fino a quel momento”

e ancora:

“130.000 ore di formazione” “20 milioni di persone con cui entrare in contatto” “6 mesi per vedere il mondo”.

Adesso, non per fare il pisigno, ma da qui al 2015 mancano all’incirca 5040 ore. Anche volendo, per maturare 130.000 ore di formazione, non mi riuscirebbe neppure saltando le notti. Per non parlare di tutta quella gente: offrendo 15 giorni di disponibilità, dovrei incontrare 133.333 persone al giorno, che se anche fossero una comitiva all’ora, sarebbero 13000 persone l’ora. Non credo riuscirei nemmeno a dire “buongiorno” a tutti. Per non parlare del fatto che “il vero social network del mondo” (questo lo slogan creativo per un pubblico ggiovane) mi propone 6 mesi per vedere il mondo ma tutti stando fermo a casa, a quanto pare.

Diciamo pure che è il mondo che viene a vedere me!

C’è qualcosa che non funziona in questa operazione. E non è solo la modalità fuorviante con cui viene presentata. Il volontariato da sempre afferisce a iniziative sociali e umanitarie, quelle per le quali non c’è un becco di un quattrino da investire, ma è necessario l’apporto di Risorse Umane per portare a termine un progetto. Anche quando si è volontari per una guerra.

C’è qualcosa di più preoccupante: che i ragazzi di #CoglioneNo, si sentano forti di fronte a dei Privati Nessuno, ma non sappiano rinunciare alle lusinghe della politica e dei piccoli poteri.

Esattamente come i ragazzi della generazione precedente. Quelli, per intenderci, che si sono inventati l’Expo.

Articolo pubblicato il 3/6/2014 su Il Giornale Digitale

Pubblicato in Blog

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