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Lo “sfruttamento a mia insaputa” e la banale ipocrisia dell’utente di food delivery

Sullo sfondo abbiamo le comparse di un film che ormai conosciamo fin troppo bene: Deliveroo che insieme a GlovoUber eatsJust Eat Italia e Co(mpari) rappresentano uno dei settori più vergognosi e a bassissimo contenuto etico. Abbiamo un algoritmo che ti penalizza se non accetti le consegne che ti vengono affidate e abbiamo un rider, figura che gli operatori di settore vorrebbero farci credere afferente a “studenti in cerca di arrotondamento per mantenersi agli studi”, quando sappiamo benissimo che il popolo dei rider è un popolo di disperati che il mercato del lavoro ha messo alle porte.

Ma questa volta il protagonista è un assessore Veneto che nella sera di domenica in una città come Verona – che notoriamente non è turistica e sicuramente è sfornita di pizzerie e locali dove poter ordinare una cena da asporto con le proprie gambette – decide di farsi recapitare panino e patatine da un rider di Deliveroo.

Scontrino medio: 7 euro.

Peccato che per quei 7 euro di cui il rider prenderà una percentuale miserrima, ha dovuto pedalare per 50 km.

Ma il tema non è nemmeno questo. Chi utilizza questi servizi sa benissimo che è complice di un sistema di sfruttamento che i tribunali hanno più volte paragonato al caporalato.

Il tema straordinario questa volta sono le giustificazioni dell’ ex-assessore (o consigliere, come qualcuno mi fa notare, come se fosse meno grave!), il quale dopo che qualcuno ha evidentemente fatto circolare la notizia, si dichiara indignato nell’avere scoperto “con enorme sorpresa” come funziona il sistema di food delivery.

Un assessore.
Un politico che promuove e approva leggi e regole per la società civile, dichiara di “non essere al corrente”.

Alla banalità delle giustificazioni degli utenti del food delivery oggi si aggiunge una nuova perla: lo sfruttamento a loro insaputa.

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