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[MA CHE LAVORO È ?] A casa tutti (non troppo) bene

Partiamo dal presupposto che se stai proponendo un lavoro in cui si richiede una professionalità importante, trasferte, 7 filiali da gestire e la presenza a pallosissimi eventi aziendali (come sono TUTTI gli eventi aziendali), un incipit del genere è già una presa per i fondelli.

Se cerchi “un ambizioso professionista HR alla ricerca di un’opportunità entusiasmante”, così come quando cerchi i “talenti”, devi proporre un ingaggio da “ambizioso professionista” (o da “talento”) e non una proposta a partita iva (che c’entra poi “a regime forfettario”???) che di quei 1800 euro te ne restano in tasca la metà.

E poi non ci provare: la “disponibilità a spostarsi sul territorio” è un costo, in termini di tempo e di risorse. E si paga extra. Non è una skill.

Le competenze richieste sono quelle di una figura specializzata nella selezione, nell’amministrazione del personale, nell’organizzazione e sviluppo. A cui si chiede di fare consulenza presso i clienti (probabilmente commerciale) e di essere anche un testimonial del brand.

In pratica 3 figure diverse al prezzo di mezza.
Per non parlare delle “4 settimane di ferie retribuite” e lo “smartworking da concordare”…con una partita IVA????

Poche idee e molto confuse.

Molto presto vedremo l’HR di Gruppo Tempocasa sui migliori quotidiani nazionali lamentarsi che i “giovani non hanno voglia di lavorare”.

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