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Non è con un cv (europeo) che troverete lavoro

Sono tempi di vera creatività, parola fin troppo abusata. Direi meglio, di distinzione.

Tutti vanno in guerra con la stessa arma, è molto probabile che gli avversari abbiano già trovato la difesa più adatta. E allora, come fare per superare la prima trincea?

Stiamo parlando di curriculum e di lavoro, naturalmente. E la prima trincea è il primo ostacolo che ci divide dalla scrivania di colui o colei che ci intervisterà per capire se siamo in linea con la posizione professionale per la quale stiamo proponendo la nostra candidatura. O magari non c’è alcuna ricerca in corso, eppure le aziende più attente, cercano costantemente “talenti”.

La stragrande maggioranza dei candidati utilizza un’arma ormai obsoleta, che nel confuso mondo dei candidati ha un nome che riporta alla mente i vicoli di Parigi, i barreos di Barcellona e i geyser islandesi: si tratta del mitologico “cv europeo”, che avrebbe dovuto rappresentare la parola d’ordine con cui si sarebbe aperto il sesamo, rendendoci riconoscibili in tutti i Paesi europei.

Peccato che questo formato sia rimasto incagliato nei meandri dell’uffico del burocrate che l’ha prodotto in un momento di delirio onanistico, quando sarebbe bastato telefonare a due micro-esperti di risorse umane per abortire il progetto in partenza.

Ci hanno pensato le aziende a stroncarlo (mentre la PA, inizia a capirlo adesso…). Già sette anni fa il gruppo FiordiRisorse, organizzando un incontro con i maggiori direttori del Personale del Centro Italia ed alcuni recruiters affermati, aveva realizzato un e-book con video interventi su come costruire un cv “coerente” che rispondesse alle necessità delle aziende. L’ebook, comprensivo di formato “coerente” è tutt’ora scaricabile da I-tunes.

Tuttavia, se vogliamo fare un ulteriore passo in avanti, abbiamo tre esperienze davvero estreme che hanno a loro volta superato ulteriormente il concetto generico di curriculum. 

Stiamo parlando degli esperimenti creativi di Damiano Tescaro, appassionato di video games, che notando la mancanza di una versione italiana del suo gioco preferito ha inviato questo video all’azienda che lo produceva, proponendosi per l’incarico.
Inutile dire che oggi Damiani lavora per la Blizzard, pur avendo ricevuto diverse proposte dopo che il suo “video-cv” ha raggiunto uno sproposito di visualizzazioni su YouTube e sia diventato un vero e proprio “caso” fra gli amanti del personal branding e del recruiting.

Di questi giorni invece i due casi più recenti: quello di Robby Leonardi, programmatore, che ha deciso di distinguersi dai suoi “competitors”, creando un cv davvero originale che non solo parlasse di sè, ma che dimostrasse di fatto ciò che sa fare, unendo tecnica a creatività.

L’ultimo esempio riguarda Jezabel, una candidata che aspira a funzioni di marketing e pubblicità, che accordandosi con il produttore, ha inviato decine di scatolette di “Lego” con la sua figurina da montare e all’interno un foglietto di “istruzioni” con cui descrive il “prodotto” in dettaglio e il suo funzionamento.
Occupandosi di marketing, ha anche lei come i due precedenti esempi, dato dimostrazione delle sue capacità anzichè lasciarle raccontare ad un cv.

A scando di equivoci, per chi volesse sottrarsi al ragionamento con un semplicistico “facile per chi lavora nell’informatica”…, ecco qui ben 25 tipi di autoproposizione originale

Ciò che voglio dire è che qualsiasi tipo di cv intendiate adottare, oggi più che mai è necessario spostare l’attenzione sull’unicità di se stessi proprio come se si presentasse un prodotto.
Le aziende vogliono essere stupite e i selezionatori aziendali vanno sorpresi con le idee.

Provate a fare piccoli esperimenti non troppo “innovativi”. Un Paese come il nostro non è ancora pronto per grandi cambiamenti nell’area delle Risorse Umane. Alcuni direttori del personale ancora guardano la riga degli hobby o vi classificano se giocherellate nervosamente con il biglietto da visita. .
Psicologi e PNL hanno fatto più danni del tifone Fornero e li pagheremo ancora per qualche decennio.

Iniziate con differenziare qualche azienda fra quelle che avete sottolineato nella vostra lista degli interessi.
Quelle che hano una buona reputazione per innovazione, informalità, attenzione ai nuovi media provate ad approcciarle con qualche strumento meno tradizionale. Tentate la carta dell’originalità senza ssconfinare nel trash, ma coerentemente all’area professionale che ricoprite e cercate di vedere l’effetto che fa.

Scartate le aziende poco curiose e mandate loro una lettera di ringraziamento per il disinteresse, ma al momento non siete disponibili per il passato. Vi faremo sapere.

Pubblicato il 3/4/2014 su Il Giornale Digitale

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